Friday, August 06, 2010

I still haven't found what I'm looking for - 15



"Ecco il mio nuovo amico Philip", disse Hector rivolto ad un ragazzo dalla carnagione olivastra, con gli occhi allegri e leggermente allungati, mentre Phil si stava sedendo al tavolino della caffetteria. "Philip, questo è Michael, il mio compagno di studi. Micheal questo è Philip: l'ho appena catturato", disse sorridendo, "mentre stavamo... ehm... studiando nella sala Ametista, quella di Campi Elettromagnetici. Beh, lui stava studiando, è un ragazzo in gamba... sono io che l'ho disturbato. Ma parliamo di cose serie e si dia inizio alla serata: cosa bevete ragazzi?".
"Piacere, Michael" disse il ragazzo.
Phil rispose timidamente: "Ciao Michael, io sono Philip, Hector ti ha già detto come ci siamo conosciuti", si fermò un istante, come a cercare qualcosa nella mente, poi proseguì: "Io un latte e menta, grazie Hector".
Michael fece un cenno d'intesa verso Hector dicendo sottovoce: "Per me il solito!". E sorrise.
Hector sembrava tutto fuochè uno studente modello, ma qualcosa diceva a Phil che poteva essere uno di quei geni con capacità tecniche nettamente superiori alla media, probabilmente anche un'umanità ed una sensibilità superiori alla media, ma tutte ben nascoste sotto l'esuberanza della gioventù e di un'educazione un po'... spregiudicata. Ma era ancora tutto da conoscere. E Michael aveva la faccia del bravo ragazzo di buona famiglia, ma al tempo stesso si capiva che aveva un'ammirazione per Hector, che rappresentava per lui l'evasione, e comunque una bella amicizia li legava da molto tempo. Sembrava però avere un fondo misterioso negli occhi... li guardò, ma non riuscì a capire cosa nascondevano... Si scosse dai pensieri in libertà, ricordando a se stesso che troppe volte si "faceva dei viaggi" inutilmente, come dicevano i suoi amici, riferendosi alla sua voglia di andare sempre troppo a fondo delle cose, spiegare ogni comportamento in modo logico e razionale, dare una motivazione psicologica ad ogni sensazione e persino ai sentimenti. Vide che Hector stava digitando la prenotazione delle bevande sul suo ricevitore, ed approfittò della sua distrazione per chiedere a Michael: "Tu ed Hector siete compagni di corso? Da quanto tempo vi conoscete? Abitate allo Studentato di Eris III o siete... ehm... di passaggio?". Si fermò all'improvviso, accorgendosi di aver corso un po' troppo, e pensò di aver esagerato con le domande: visto che non aveva mai incontrato Michael prima, sarebbe sembrato invadente a chiedere troppe cose insieme su Hector, pur se indirettamente. Si morse la lingua, in attesa di una reazione.
Michael esitò, ma iniziò a parlare: "Hector ed io stiamo studiando insieme al corso di Riparazioni Genetiche... lo so, non c'entra nulla con i campi elettromagnetici, ma... abbiamo entrambi la stessa passione, la tecnologia. E ci siamo proprio trovati sulla stessa lunghezza d'onda... è proprio il caso di dirlo, vero? Capisci l'umorismo? Eh eh... Ok, scusa, scherzavo... Hector ed io abbiamo un progetto in mente: i nostri studi diciamo, ehm, ufficiali, ci hanno dato uno spunto importante, e gli studi chiamiamoli paralleli... potranno aiutarci a risolvere un grande, grandissimo problema, che affligge l'Umanità". In quell'istante Hector si sedette facendo tremare il tavolino e scosse Michael dalla concentrazione che stava mettendo nel raccontare qualcosa che sembrava tormentarlo. Ma era un ragazzo timido, in fondo, quindi Philip ripetè a se stesso di non dare importanza a quella sorta di imbarazzo di fondo che gli appariva. Un mix tra imbarazzo ed estrema voglia di condivisione...
"Allora ragazzi, siete pronti per un'incursione al Palazzo? Philip, tu sai cos'è il Palazzo, vero?". Non gli diede nemmeno il tempo di rispondere che non ne aveva la minima idea, e riprese: "Si tratta dell'ufficio di Presidenza del Rettore. Armend Rjebalati, lo conosci? Non importa... lo conoscerai! Allora, beviamoci un altro drink, poi vi porto a vedere la mia ultima invenzione... con cui faremo schiattare di invidia Armend". Philip si chiese se Hector fosse così in confidenza col Rettore da poterlo chiamare per nome... o forse era solo un modo per fare lo spaccone con loro, ed invece non lo aveva mai nemmeno incontrato di persona.

Mah... i suoi dubbi su questa strana coppia crescevano. Non capiva come potessero passare inosservati alla Sicurezza, alla Vigilanza, al personale di controllo... con tutte queste loro strambe idee. Persino nel modo di portare la divisa si poteva scorgere qualche indizio di "anormalità", pensò Philip: Hector aveva scucito i due stemmi del comitato dalla casacca e dai pantaloni, per ricucirli sulle maniche, vicini all'orlo sui polsi, e le scarpe che indossava non erano certamente quelle previste dalla divisa ufficiale, ma sembravano ricalcare un vecchissimo modello di una antica marca terrestre, molto eleganti, quasi tutte bianche e con un piccolo inserto sul calcagno, di colore blu, ma senza alcun nome o stemma. Michael invece indossava la divisa ufficiale, ma era talmente malmessa, consunta e lisa su gomiti, ginocchia, e orli... che assomigliava a quella del personale delle pulizie dell'Accademia. Eppure Michael non sembrava un tipo che trascurasse la cura del proprio corpo... c'era qualcosa sotto, pensò Phil, o forse... era lui che faceva troppo caso a questi dettagli. Sorrise ai due nuovi amici, prese tutto il suo coraggio e disse in un modo spavaldo che non gli apparteneva e lo rese un po' ridicolo: "Ragazzi, io sono pronto! Andiamo a conquistare il Palazzo!".
"Ehi ehi... parla piano", gli disse Hector, improvvisamente serio in volto. "Non stiamo giocando, Philip! Teniamocele per noi queste cose, per ora... poi ti spiegherò. Devo spiegarti tante cose ancora, Phil. Posso chiamarti Phil, amico", e sorrise, di nuovo di buon umore, come quando l'aveva conosciuto poco tempo prima quel giorno.
"Certo. Phil. E lui... è Mike, che ne dite? Originale, vero? Ah ah!". Michael sorrise, nè serio, nè felice del nuovo soprannome. Hector rimase col suo solito sorriso stampato sul volto: "Il mio nome non è adatto ad essere abbreviato... Forse un giorno... chissà... ma non ho ancora trovato un nome che mi si adatti veramente. A dire il vero... non ho ancora trovato quello che cerco, da una vita, da quando ho capito...", ed esitò, pensieroso. Poi riprese il filo del discorso precedente e sottovoce continuò: "Ok, ragazzi... Phil è arruolato ormai... andiamo a conquistare il Palazzo".
Si alzarono tutti e tre insieme, ed attraversarono l'uscita della caffetteria, verso la conquista del Palazzo.

Friday, July 30, 2010

Man in the mirror - 14

“Avanti… Dottoressa, non abbia timore, siamo tutti qui ad aspettare lei... hihi!”.

Carla esitò un istante, i fumi delle droghe che le avevano fatto respirare nell’anticamera iniziavano ad ottenebrarle lievemente la vista, ma la sua forza di volontà e l’esperienza in Gestione delle Crisi, con tutto l’allenamento dei mesi passati nei Campi Segreti di Rinascita, riuscirono a farla restare lucida a sufficienza per sostenere lo sguardo di 10 e di tutti gli altri membri del Comitato che la stavano fissando. Si guardò intorno, non riconobbe nessun volto tra quelli scoperti, mentre riconobbe chiaramente lo stemma del Comitato sugli abiti di tutti i presenti.
Al centro della sala, illuminato da un cono di luce metà azzurra e metà gialla, stava il sottilissimo ripiano degli interrogatori, una specie di lettino sottilissimo, di un materiale semirigido ma in qualche modo malleabile, che prendeva la forma del corpo che ci si posava sopra. Era il tipico ripiano che si trovava nella Sale Operatorie e nelle Sale degli Interrogatori, comodo per muovere il corpo a piacimento durante gli “interventi”, ma anche per poterlo fissare e non farlo muovere di un millimetro, immobilizzando ogni parte del corpo, quasi come se un collante potentissimo vi tenesse bloccato ciò che vi si era adagiato. Il Kaiser!
“Sono onorata di una tale accoglienza e dal numero di ospiti, Signor...” e lasciò volutamente in sospeso la frase, in tono di sfida, come ad esigere di conoscere il nome di colui con cui stava parlando.
“Mi chiami Signore, non chiedo niente di più. Mi accontento di poco, no, Signori? hihihi”, disse 10 rivolgendosi in modo teatrale agli altri presenti, e facendo un inchino goffo dall’alto dei suoi due metri di altezza. “Non c’è bisogno di presentazioni, Dottoressa, lei conosce il Comandante Achilles Caesar, vero?”, ed indicè il lettino.
“Non è esatto, Signore” disse Carla sottolineando il “signore” con tono sarcastico, sorridendo e continuando la sfida verbale con 10. “Conosco il suo nome e la sua fama, nient’altro... Signore”, ed insistette ancora con l’accento sull’ultima parola.
“Ora la smetta di giocare, Dottoressa: lei conosce il Kaiser, non è vero? Si dice persino che sia stata lei a coniare questo nome, il Nome di Battaglia, come dite voi... hihihi! Ma quale battaglia? Voi “combattenti” o come vi chiamate, siete dei miseri microbi in confronto al potere del Comitato. I microbi erano gli organismi più potenti dell’Era Terrestre; miliardi, trilioni, milioni di miliardi di microbi all’interno di un unico essere umano... quando c’erano solo i Terrestri... e riuscivano a decimare intere popolazioni! Poi venne la Degenerazione Atrofica Digitale, Dottoressa: i microbi della DAD, portati dagli asiatici, quelle popolazioni inferiori che vivevano nella sporcizia e nel letame delle loro bestie, hanno tentato di distruggere il resto della popolazione terrestre. Ma non ci sono riusciti. Il grande Bjørnstad capì che gli asiatici erano la causa delle malattie, delle carestie, della decadenza dell’Unione Europea. Ma il genio... trovò il modo di invertire la rotta della Storia, ed usare gli asiatici persino a favore della causa. Quegli sciocchi Americani avevano passato decenni a cercare un antidoto alla DAD, e non capirono mai che quello stesso antidoto lo avevano avuto a portata di mano per anni. Lei, Dottoressa, sa cosa succede quando un Membro del Popolo che ha origini europee si ammala di DAD? E' un medico, lo sa di sicuro... ma le rinfresco un po’ la memoria: dapprima il sistema vascolare inverte la rotta... hihi... e lei di sicuro sa a cosa mi riferisco; il cuore inizia a pompare il sangue arterioso nelle vene, e quello venoso nelle arterie. Incredibile vero? E sa cosa comporta questo? La perdita di coscienza per almeno 24 ore... morte certa se la sindrome non viene calmata con dosi massicce di mexiletina e propafenone durante queste prime 24 ore. Se poi il malcapitato sopravvive, iniziano i problemi alla vista e all’udito: lampi negli occhi, tremori inconsulti, ronzii continui nelle orecchi, che in confronto quelli che sta vivendo lei sono uno scherzo”.
Carla, mentre ascoltava cercando di tenere l’attenzione alta per non cedere agli effetti delle droghe, riconobbe il flusso sanguigno di tutti i presenti: uno dopo l’altro avrebbe potuto isolare ognuno di quei suoni che echeggiavano nella sua testa, ed avrebbe potuto associare ognuno di essi alla persona a cui apparteneva. Ma nel frattempo le sue orecchie ronzavano, effettivamente... 10 continuò: “Dopo qualche settimana di atroci sofferenze, delirio continuo e progressione dei sintomi sempre più insopportabili... viene il... bello... la ciliegia sulla torta, come dicevano i nostri antenati... hihi. Le dita... quegli stupendi 10 strumenti che la Natura ci ha dato per sopravvivere... iniziano a dolere, poi a cambiare colore, a formicolare, sempre di più... Si perde l’uso di tutte le 10 dita, lentamente, ma inesorabilmente. E quando il dolore è ormai insopportabile, arriva la cancrena. Uno dopo l’altro... come rametti morti, si staccano... e cadono!”.
Carla capì che 10 stava usando questi argomenti per terrorizzarla, ma nulla di quanto lui aveva raccontato le fece smuovere minimamente i muscoli facciali, o distogliere l’attenzione dall’obiettivo: “Signore, io sono qui per interrogare il prigioniero, non per avere lezioni di Medicina. Mi permette di procedere in autonomia con le domande, come da protocollo?”.
“No, no e NO!” gridò 10, paonazzo in viso. “Il Comitato non permetterà ad una Sospettata di Alto Tradimento di interrogare un priogioniero, suo stesso complice! I suoi titoli, Dottoressa, non le faranno da scudo... e così nemmeno la stima che è riuscita ad ottenere presso alcune alte sfere...”. Immediatamente gli altri presenti iniziarono a sussurrare tra loro, a gruppi, creando un brusio di fondo che innervosì ulteriormente 10. Ma all’improvviso dal brusio si alzò un grido: “Il prigioniero si muove!”.
L’attenzione di tutti si spostò sul Kaiser: 10 gli si avvicinò, come a sottolineare a tutti che solo lui aveva il potere di vita e di morte; Carla rivolse lentamente lo sguardo al lettino, fingendo scarso interesse, ma drizzando immediatamente le antenne sul flusso sanguigno del Kaiser; gli sguardi di tutti gli altri “ospiti” si rivolsero su di lui, quasi ad attendere un segno del volto, un gesto, una parola.

Ed il Kaiser, con un filo di voce, iniziò a parlare: “Solo l’uomo che guarda se stesso nello specchio della Storia... sa... quel che deve... e quel che... non deve. Il tredicesimo Topo nel Fuoco aprirà l’Era della Morte. Solo un Popolo potrà salvare quel che resta della Vita: saranno uomini, donne, di una stirpe che mai ha imbracciato il fucile contro i suoi simili; saranno uomini, donne, che hanno conosciuto le lacrime e il dolore; saranno uomini e donne che riporteranno la Vita e la Giustizia... di un tempo... Il Poligono della Rinascit…”. Non fece in tempo a concludere la frase che 10, premendo il suo ricevitore, lo zittì violentemente: il materiale plastico del lettino avvolse interamente il viso del Kaiser, bloccandogli la bocca e tutti i muscoli facciali, immobilizzandolo e facendolo piombare in una catalessi profonda.
Carla sentì una serie di aritmie improvvise nel suo flusso, che stava ancora visualizzando e monitorando... poi lentamente il flusso rallentò, sempre più, fino quasi a scomparire. “Così il Comitato non mi permette di svolgere il mio compito, vado immediatamente a fare rapporto” disse rivolta a 10, “...attenderemo l’esito della decisione Giudiziaria e l’interrogatorio verrà rimandato”, tentò come ultima speranza per salvare il Kaiser.

Un suono scaturì all’improvviso dal ricevitore di 10, che, non appena vide chi lo stava contattando, si ricompose. Premette il pulsante per la comunicazione verbale e dichiarò: “10, a rapporto”. Premette nuovamente il ricevitore ed il Kaiser venne liberato completamente dal lettino. “Signori, lo spettacolo è finito. Guardie, la Dottoressa ed il Kaiser vanno al livello -1. Celle separate, isolamento. Dottoressa”, disse rivolgendosi a Carla in tono quasi calmo, “a tempo debito potrà fare tutti gli esposti che vorrà, ma ora lei è prigioniera. Buona fortuna... hihihihi”.

Monday, July 26, 2010

Mr B - Pater et filius

Quattro anni, e non ci sei più. Te ne sei andato in un giorno torrido, attorno alle otto e mezzo di sera. Estate, c'era ancora la luce del tramonto, mentre le cicale cantavano tutto il santo giorno sugli alberi, e per tanti giorni non le avevo nemmeno notate. Poi le ho odiate, pensando a quei giorni senza inizio nè fine per te, recluso in quel luogo senza tempo, senza ritorno... E alla fine ho imparato ad accettarle, quasi mi ci ero affezionato. Incredibile. Oggi, da tanti giorni, le stesse cicale continuano a cantare sotto la mia casa, mentre scrivo, mentre penso, mentre vivo.


Alla fine ho accettato le cicale, dicevo. Penso spesso alla fine: è un concetto che non mi appartiene, che non capisco, che non vorrei accettare proprio in nessun modo. Per me le cose della vita accadono, vanno, vengono, come le nuvole nel cielo. Un po' come se la vita fosse un dato di fatto. Le nuvole, come le cose della vita, si formano ed "iniziano" per caso, ce ne sono sempre (almeno nel mio cielo ideale, che non è quello tipicamente italico estivo), si scontrano, si sovrappongono, scompaiono senza che io me ne accorga. Ma ce ne sono sempre altre, pronte ad arrivare, a ripartire, a tenerti allenato.


Poi arrivano i temporali, che ti allontanano per un po' dall'azzurro del cielo, ma non dal cielo, quello c'è sempre, là sotto (o là sopra, dipende dai punti di vista). I temporali che squarciano il cielo, e spazzano via le nuvole, le scuotono, le rivoltano in tutti i modi. Ed è come quando ci si vedeva meno, per via della vita, del lavoro, degli eventi che scorrevano senza che ce ne accorgessimo. Ma c'era poi sempre il momento in cui le nuvolette tornavano allegre, e tornava il cielo azzurro. E si tornava insieme, per poche ore: una cena improvvisata sui colli, un pranzo domenicale nell'amata casa, due chiacchiere al telefono parlando del più e del meno, o delle ultime uscite di Andreotti. Che tempi, che temporali. Che belle dolci schiarite! Alla fine (che non c'era, appunto), tu c'eri sempre... sapevo che potevo contare su di te, sul tuo caratterino, sul tuo sorriso, sulla tua voce, sul tuo affetto non detto, ma dimostrato. Sulla tua dolcezza, che mi hai insegnato, e sulle tue poche e semplici parole di conforto. Tante volte anche solo di distrazione.


Odio la fine, e non so se questo "esperimento" l'avrà. O forse... proprio la Storia mi insegnerà che la fine non c'è mai - come ho sempre pensato, e sperato - e quindi siamo solo noi che la vediamo, anzi la vogliamo vedere, come per confermare a noi stessi che non ne siamo parte, finchè siamo vivi.


Mi piace illudermi di sapere come avresti letto questo "esperimento", mi sembra di sentire i tuoi commenti, la voce pacata. Mi illudo che ti sarebbe piaciuto molto scoprirlo, leggerlo, discuterne: magari avresti detto sorridendo che ho "preso spunto qua e là" (per non dire "copiato", certo!), "come del resto fanno un po' tutti... se scrive libri Bruno Vespa!!!", che è "un'idea originale", che "alla fine, dopo tanto lavorare coi computer, guarda un po' che sorpresa!"...


Sono certo che i miei ricordi di te nessuno mai potrà togliermeli, per questo la fine di te è un po' meno amara: tutto questo è un piccolissimo omaggio che ti faccio, che rimarrà nella rete per chissà quanti decenni. Quella rete che avevi imparato ad usare, in cui io sono cresciuto, dove tutto scorre senza pietà.


Magari quando il mio "esperimento" diventerà un romanzo di carta (alla faccia dell'iPad e degli e-book!), e ne terrò una copia per te, da portarti, prima o poi.


O magari mi sorprenderai, e verrai a prenderla tu, portandoci qualche buona notizia da laggiù. Quel che è certo, è che ti stai godendo i miei amati cieli, i bei paesaggi di montagna che abbiamo condiviso negli ultimi anni, la calma e il riposo che non hai avuto negli ultimi mesi.


E il tuo sorriso dolce è e sarà sempre con me. Papà.

Thursday, July 22, 2010

Wish you were here - 13

Josh stava rientrando verso casa, dopo la giornata di studio. Era stata una giornata come tante altre, illuminata da quella luce bianca del sole quando è offuscato da una patina di nubi, gas e afa che rendono la temperatura insopportabile, la luce troppo forte per gli occhi, specie per il riflesso sulle superfici chiare degli edifici. Non aveva mai amato il sole Josh, anche perchè non l'aveva mai visto veramente: sapeva che una volta il cielo era blu, il sole appariva nettamente nel mezzo del cielo, quando era giorno, ed il giorno era ben distinto dalla notte. Ma erano solo storie, di un passato lontanissimo... nemmeno suo padre, nè i suoi nonni, o i nonni dei nonni avevano mai visto il sole che si raccontava nelle storie per dormire.
Eppure Josh sentiva spesso raccontare da suo padre che prima o poi il sole sarebbe tornato a splendere nel cielo, e la "Nuova Era" avrebbe riportato la vita di un tempo. Che mai sarà stata la vita di un tempo... anzi, la "bella vita di un tempo", diceva papà...
E mentre questi pensieri gli frullavano per la testa, all'improvviso gli apparirono davanti tre suoi compagni di scuola: Terenç, Marcus e Guillermo, il gruppetto che tutti chiamavano "Tempesta", perchè ogni volta che c'erano di mezzo loro - tutti e tre insieme - arrivava qualche problema.
"Ecco il nostro compagno asiatico", disse Marcus in tono di sfida, ed intonò una cantilena: "Josh è un asiatico, Josh è un asiaticooooo...".
"Josh non solo è un asiatico, ma è fiero di esserlo", rimarcò Terenç. "Ahahah... vi rendete conto? Devi essere matto Joshua, gli asiatici sono sempre stati inferiori, sporchi, brutti, ladri. Per questo vanno puniti. Che ne dite ragazzi, gli diamo una lezione all'asiatico? Ahahahah!"
Josh non accettò la sfida, rimase con gli occhi puntati sulle punte dei piedi, accelerò il passo, si scansò dal gruppetto, strinse i denti e sperò che la smettessero. Ma a quel punto Terenç lo strattonò, tirandolo per lo zaino; lo fece sbilanciare all'indietro e Josh crollò all'indietro, gambe all'aria.
"Ahahahah", gridarono tutti e tre, e mentre ridevano lo colpivano con calci e pugni. Josh si divincolò, ma un calcio lo colpì violentemente alla mascella e lo stordì, al punto che si sentì svenire.
Mentre i tre vigliacchi continuavano a colpirlo, Josh pensava a suo padre e alle sue parole sull'uguaglianza tra le persone: "non è giusto e non è possibile", diceva, "che le persone pensino tutte allo stesso modo; le persone sono tutte uguali davanti alla legge, anche se la pensano diversamente una dall'altra". Il suo ultimo pensiero fu: "ma perchè io devo essere uguale a Terenç, Marcus e Guillermo? Papà, perchè mi hai illuso? Perchè non ci sei? Come vorrei che fossi qui, ora, a darmi forza e a difendermi!".
"Fermi, o chiamo la Guardia Municipale!", intimò all'improvviso una voce. Josh alzò gli occhi, annebbiati dal dolore e dalla luce potente. Hana...
Il gruppetto capì di essere nei guai, e con uno sguardo d'intesa i tre ragazzi si capirono al volo, e se la diedero a gambe levate, scomparendo tra i cespugli del parco del campus.
"Josh, che è successo? Ti hanno fatto male, ti porto io a casa, ora... è tutto finito". Hana lo caricò sulla sua biposto ed arrivarono in pochi minuti a casa, seguendo le indicazioni di Josh.
Hana premette il pulsante di richiamo alla porta della casa monofamiliare a cui erano arrivati. Mike aprì la porta, vide il volto di Josh tumefatto da pugni e calci, gli corse incontro e lo abbracciò forte: "Cosa ti hanno fatto? Chi è stato?".
"Mike, suo figlio ha bisogno di lei. Non gli racconti più quelle storie, altrimenti rischia grosso. Non adesso almeno, non si faccia sentire, ci vada piano! Suo figlio è molto intelligente, ed anche troppo sensibile. Non riesce a trattenere i propri pensieri, e sappiamo tutti come in questo mondo... ehm... ciò non sia possibile". Si fermò un istante, e riprese: "Certo, è possibile, ma molto costoso. Ci siamo capiti, Mike. Abbiate cura di lui... come ne sto avendo io... ed abbiate cura di voi". Abbassò gli occhi, e sottovoce sussurrò: "Paç fat!".

Saturday, June 26, 2010

Simple twist of fate - 12

Era l'anno MCCVIII, Era dell'Ananas, quando Phil fece la conoscenza più importante della sua vita. Si era appena iscritto al corso di laurea in Campi Elettromagnetici, la sua passione per le scienze era così forte che non sopportava l'idea di potersi laureare in una sola materia in tutta la sua vita, come imponevano le leggi del Comitato. Fosse stato per lui, avrebbe voluto seguire anche cinque corsi in contemporanea, e le sue capacità di sintesi e di analisi, la sua memoria, la sua velocità di apprendimento, gli avrebbero certamente permesso di sostenere tutti gli esami in parallelo, e di laurearsi a pieni voti in tutte le discipline.
Ma la legge lo vietava: lo spirito di questa scelta era, nella "testa" del Comitato, basato sul fatto che ogni membro del Popolo deve occuparsi e specializzarsi in un solo ramo di attività; "a ciascuno il suo" e "fare una cosa sola, ma farla alla perfezione" erano i detti popolari che aveva sentito dire fin da piccolo, durante i ritrovi di studio nei campi invernali, oppure nelle trasmissioni di promozione per l'iscrizione alle scuole ed alle università.
Aveva 18 anni, quasi 19, quando si iscrisse all'Università di Eris, ed i campi elettromagnetici erano la cosa che più si avvicinava al concetto universale di "vita": qualunque cosa del mondo era causata, o causava a sua volta, un campo elettromagnetico - pensava Phil - quindi... era un po' come studiare tutte le discipline della "vita" in un colpo solo. O almeno questo era il pensiero che Phil si inventò, per accettare la dura legge della laurea univoca, che comunque continuava a farlo tormentare, a farlo sentire obbligato, frustrato, la sua forza e la sua volontà estremamente limitate da una stupida legge!


Durante una delle sue prime sessioni di studio nella Biblioteca Universale del campus, gli accadde qualcosa di strano ed inaspettato: era seduto sulla sua poltrona di studio, sguardo rivolto verso lo schermo tridimensionale sul soffitto, in mano il ricevitore per agire sui comandi della lezione che si era fatto preparare in anticipo - si trattava delle basi antiche, la legge di Faraday, stava scorrendo la lezione ed interagendo con la demo 3D, quando all'improvviso il suo schermo divenne nero, i comandi del ricevitore non funzionavano, e dall'uscita del sonoro ai due lati del suo poggiatesta uscì una voce a lui sconosciuta... "Ciao Phil! Mi chiamo Hector, Hector King. Non mi conosci, ma sono il tuo vicino di poltrona...". Phil si inarcò per guardare a sinistra, poi a destra: effettivamente alla sua sinistra non c'era nessuno, a destra scorse invece un corpo sdraiato, come lui stesso stava sdraiato sulla sua poltrona. Nessun movimento, e la voce continuò: "Non temere, Phil, rilassati. Sono solo un studente, come te... Ed ho trovato un modo per introdurmi nelle poltrone degli altri! Eheh... forte, eh? Ti ho messo paura? Scusami, ma non avrai pensato che fossi il Comitato... Ahahahaahahah! O magari che fossi Dio? Sai chi sarebbe dovuto essere 'Dio'? Ahahahahaha! Ok, scusami, la smetto... Piacere, Hector. Torna pure alla tua lezione su Faraday... poi quando hai finito, se ti va, possiamo bere qualcosa insieme. Accidenti, ma ti ho tolto la parola? Non volevo!".
Phil si scosse un po', era uno studentello burlone che giocava con le attrezzature dell'Università: se lo avesse scoperto il personale di controllo, avrebbe avuto la sua parte di penalità! Ma in fondo sembrava simpatico... "Ciao Hector. In effetti mi hai interrotto sul più bello della demo... ma per stavolta ti perdono! Anche perchè per farlo... devi essere tosto proprio con le tecnologie ed i campi elettromagnetici!".
"Me la cavo, in effetti... ma io in realtà sono iscritto ad un altro corso!". Di fronte a questa candida ammissione, a Phil si gelò il sangue: come era possibile??? Hector stava facendo esattamente ciò che Phil avrebbe sempre voluto fare... studiare tante cose insieme! "Ma... come... è possibile? Non puoi farlo, non può farlo nessuno!". "Puoi farlo, puoi farlo, Phil... basta volerlo!". "E perchè vieni a dirlo proprio a me? Sai che se ti denunciassi, io avrei un bonus, e tu un'enorme penalità!". "So che non lo farai, Phil... non ti ho scelto io, si tratta semplicemente di un caso che il mio sistema si sia connesso con la tua poltrona, credimi. Amici?". "Ok, ma in cambio dovrai spiegarmi molte cose. Chiaro? Ora lasciami finire la demo, poi ci possiamo trovare davanti ad un bel tè verde in caffetteria. Ok?". "Ok Phil, e scusa l'interruzione. A dopo". "A dopo".
Phil buttò la testa all'indietro, posandola sul poggiatesta. Si accorse di essere stato tutto il tempo in tensione con gli addominali per tenere la testa alzata e cercare di scorgere l'aspetto di questo suo nuovo amico, ma non era riuscito a cogliere nessun dettaglio, se non la divisa universitaria da Studente. La demo 3D partì, ma la sua testa volava verso altri pensieri: la libertà di poter fare mille cose, studiare tante discipline diverse, condividere le idee con tante persone, tutte ugualmente degne di usare la propria intelligenza nello studio, ma ognuno con la propria testa.
La demo finì, e lui non aveva seguito una parola... E l'amico probabilmente lo stava già aspettando. "Chissà perchè doveva scegliere proprio me, il suo sistema di intrusione... Non credo che sia stato un caso... o semplicemente un giro del destino, Hector!".


Si avviò verso la caffetteria, molto curioso di sapere, di scoprire, di conoscere Hector. Di imparare ad essere libero.

Tuesday, June 08, 2010

Paranoid android - 11

La sirena gracchiò. Quel suono forte e prolungato stava ad indicare che le porte blindate di accesso al braccio C stavano per aprirsi. La sequenza di porte e portelloni che si dovettero aprire prima di intravvedere in lontantanza l'ultima porta della sala degli Interrogatori sembrò infinita a Carla. Ognuno dei meccanismi di sblocco e apertura era comandato da invisibili congegni in acciaio-plutonio, a loro volta controllati e protetti da doppia verifica biometrica. Carla, senza la scorta delle due Guardie Anziane, non avrebbe mai potuto oltrepassare nemmeno la prima porta. La Sicurezza era uno dei punti di forza dell'organizzazione del Comitato: non doveva sfuggire nulla, nè entrare nessuno o nulla che non fosse stato preventivamente autorizzato da almeno tre membri del Comitato.


In passato nessuno aveva mai saputo quanti fossero i membri del Comitato: era di per sè un'organizzazione di Governo nata 61 anni dopo la fine dell'Era Terrestre, in quella che fu battezzata l'Era dell'Albicocco, preceduta dall'Era di Urano. I primi decenni dopo la battaglia di Gerusalemme furono caratterizzati da carestie, epidemie e lotte per la supremazia tra le opposte fazioni Europee di Turchi, Arabi, Svedesi, Britannici, Franco-tedeschi ed Egiziani. Non ci fu mai un equilibrio di governi in pace tra loro, ma nemmeno mai vere guerre, visto che la fine dell'Era Terrestre aveva impoverito tutte le popolazioni, portandole tutte allo stremo, riducendo tutti i bilanci statali a vuoti documenti inutili. Si viveva alla giornata in città fantasma, o addirittura sempre in viaggio come nomadi, sfruttando il più possibile i prigionieri asiatici che servivano da  schiavi e poco altro. Dell'Impero Americano non era rimasto nulla, se non alcune basi militari sparse qua e là per l'Europa, utili rifugi per i primi anni poichè piene di riserve alimentari molto energetiche. Nel frattempo la DAD si era diffusa a macchia d'olio per tutte le regioni europee, ed oltre... sterminando famiglie, addirittura svuotando interi villaggi nell'arco di pochi anni, senza che nessuno potesse nulla per fermarla. Tranne gli asiatici: qualche sconosciuto dettaglio genetico del loro patrimonio cromosomico faceva sì che ne fossero tutti completamente immuni. E questo, negli anni, attorno all'anno 11, fece nascere una macabra, ma geniale idea nelle menti di alcuni militari Europei di stanza nel campo di prigionia di Istanbul: utilizzare i corpi asiatici come "ricambi umani" per salvare gli europei malati di DAD.


Il numero dei membri del Comitato non era stato mai fisso nel tempo: trattandosi di un gruppo di persone che - in un modo o nell'altro - dovevano essere dotate di caratteristiche umane, psichiche o fisiche fuori dalla norma, non era possibile rimpiazzare coloro che venivano meno, quindi si attendeva che qualche componente "anziano" trovasse il rimpiazzo, od organizzasse l'affiliazione di un nuovo membro in attesa di rimpiazzarne uno in odore di "uscita". Tutto avveniva comunque sempre nel più stretto riserbo e sotto coperture di ogni tipo, motivo per cui nessuno avrebbe potuto sapere mai quanti erano gli Eletti, e soprattutto chi erano.


L'ultimo portellone si spalancò dopo che le due Guardie avevano poggiato il mento sull'apposito supporto per il riconoscimento orbitale, il petto sull'auscultatore diastolico e le due mani allungate verso l'esterno ognuna posata sulla piastra del misuratore digitale. La posizione che le Guardie assumevano ogni volta per l'apertura di una porta ricordava esattamente quella dell'Uomo Vitruviano dell'antico studioso Europeo Leonardo Da Vinci, una sorta di antesignano della Scienza Moderna, in tempi ormai remoti, quando il Mondo era uno solo.


"Dottoressa Carla Avalpa de Oliveira", si rivolse al Responsabile Interrogatori, la Guardia che dirigeva le operazioni di supervisione della Sala preposta a questo tipo di eventi per i prigionieri "di pregio".
"Risulta", rispose la Guardia, dopo aver scorso il proprio ricevitore, dove certamente apparivano i segnali di conferma dell'appuntamento. "Ora la procedura prevede che lei venga spogliata dei suoi abiti, ed indosserà la tuta per gli Interrogatori. Prego..." e le indicò una porta che si aprì in pochi istanti, invitandola ad accedere.
Entrò, era buio, una voce metallica iniziò: "Procedura Preparazione Interrogatorio. Prigioniero Achilles Caesar. Interrogatore Dottoressa Carla Avalpa de Oliveira. Minuti a disposizione: 60. L'Interrogatore deve liberarsi di qualunque oggetto personale. Qualunque. E' pregato di spogliarsi e depositare gli oggetti personali nell'apposita cassettiera". Improvvisamente si accese una luce azzurra ed un cassetto si aprì di fronte a lei: si spogliò completamente, mise tutti gli abiti, il ricevitore, lo stetoscopio nel cassetto. Passarono alcuni secondi, non succedeva nulla. La voce ripetè: "Qualunque oggetto personale dell'Interrogatore deve essere depositato nell'apposita cassettiera. Qualunque". Carla capì: sfilò l'orecchino dal buco dell'orecchio sinistro e lo ripose con cura nel cassetto. Temeva di non riaverlo più indietro, ma sapeva che in fondo non doveva temere nulla. La voce riprese, mentre il cassetto si richiudeva davanti a lei: "L'Interrogatore deve indossare la Tuta degli Interrogatori: prego...". Un altro cassetto si aprì più in basso, sempre davanti a lei, e Carla estrasse una specie di telo sottilissimo e leggerissimo che, nel giro di un secondo le aderì completamente al corpo, percorrendo ogni centimetro di pelle, ricoprendola completamente, lasciando visibili solo gli occhi. Tutto il resto era come "sotto vuoto", ed era una sensazione piacevole, ma al tempo stesso provava un po' di vergogna, come se non fosse veramente vestita: in realtà la microfibra di cellule organiche che componeva la Tuta era fatta appunto di materiale coprente, aderente per tutto il corpo, compresi piedi e mani. Respirò profondamente, si continuava a ripetere "Kaiser sono pronta, sono pronta, sono pronta... finalmente!". Percepiva la presenza di numerose guardie di là dall'ultima porta che la separava dal Kaiser, sentiva il loro flusso sanguigno, erano tutte ben addestrate a controllarlo al meglio, ma per lei non c'erano segreti. La voce interruppe i suoi pensieri nuovamente: "L'Interrogatore ora proceda lungo la linea luminosa, e attenda l'apertura della porta di accesso". Carla si distrasse, fece passare quasi un intero minuto e la voce la riprese: "Interrogatore Avalpa de Oliveira: sei pregato di procedere lungo la linea luminosa. Ora". Carla si scosse dal lieve torpore che le avvolgeva i muscoli di gambe e braccia: "Marvin... mi ricordi proprio Marvin, l'androide paranoico! Che noia, stupida macchina! Sono pronta, sono pronta, prontissima!". Seguì finalmente le istruzioni, camminò lungo la linea rossa che sembrava proiettata sul pavimento da qualche parte sul soffitto, arrivò in fondo al cunicolo di pareti immacolate e senza spigoli, e si fermò, in attesa di istruzioni da Marvin...
Inspirò più che potè, sentì che l'aria che attraversava la Tuta e le entrava nei polmoni sembrava filtrata da qualcosa di conosciuto. Non riuscì a riconoscerne l'origine, ma sentì perfettamente il profumo diverso dal solito neutro odore a cui era abituata, e capì... Capì di essere stata ingannata. La parete si aprì.


"Benvenuta, Dottoressa. Che piacere vederla... si accomodi! Hihihi".

Tuesday, June 01, 2010

Spread your wings - 10

"Mancheranno solo 10 anni solari, X, da quando sarà dove sono ora, al momento in cui esploderà definitivamente l'epidemia irreversibile di DAD. Se l'umanità arriverà a questo giorno senza aver risolto l'enigma del Kaiser, potremo dire addio all'Universo intero. E sai cosa vorrà dire questo... solo i membri del comitato hanno la Via di Fuga, l'Umanità sarà terminata in pochi mesi, addio Sistema Solare, addio Galassie Conosciute, addio Popolo, addio PS. E questo significherà ricominciare tutto daccapo... millenni per ricostruire un Popolo Sovrano..."
"Popolo Servo... hihihihi... Popolo Servo!". Anche a 10 - 'X' come lo chiamava il Papa - piaceva spesso giocare con le parole ed i doppi sensi. Era una strana abitudine di tutti i membri del Comitato, quasi a caratterizzare il loro cinismo, la loro continua voglia di scherzare su qualunque argomento, anche i più terribili, incluse le torture, la morte, il tradimento.
"L'Era del Popolo Servo non finirà mai, Magnus. Fidati di me, fidati del Comitato, e continua le Perlustrazioni. Insieme a te siamo riusciti a fare cose che nessuno avrebbe mai immaginato... giocare con il sistema circolatorio di un qualunque umano del Popolo... e ancora meglio... inventare il Ricambio Digitale per sopravvivere alla malattia... E grazie a te, girare tra i secoli... saltare da un pianeta all'altro come fosse una passeggiata... hihihihihi".
La risata di 10 aveva qualcosa di satanico, la sua voce squillante, degna di un bambino di pochi anni, sarebbe stata poco credibile se non fosse stato per tutto il resto del suo corpo, che gli attribuiva un carisma ed un'imponenza grandiosa: un fisico asciuttissimo, alto più di due metri, sempre vestito in doppio petto blu scuro, con i bottoni di oro gioviano, sia sui polsini della giacca che per tutta la lunghezza delle camicie bianchissime e trasparenti di lino terrestre. E gli inconfondibili gradi del Comitato sul petto. I tratti somatici del volto di 10 denotavano le sue origini del pianeta Terra, delle zone del Nord Europa di un tempo: capelli biondi chiarissimi, quasi bianchi, pelle chiara, anche se il volto era ormai molto rugoso e tradiva l'età, occhi di un grigio-azzurro che solo i lupi della regione Nord di Venere, che discendevano dai lupi terrestri di quelle terre del Polo Nord, avevano mantenuto.
"Vedo che ancora il quesito del Kaiser non è stato risolto... 10, è ora di muoversi, non abbiamo più energie per continuare oggi, mi sento stremato... devo chiudere... Trovami l'uscita"
"Dove ti trovi ora?"
"Europa del sud... no, Africa del nord, è molto caldo, zone desertiche, il paese si chiama Benghazi mi pare. Trovami l'uscita vicino al mercato delle carni... per quanto si possa chiamare mercato!"


Le Perlustrazioni del Papa erano lo strumento in assoluto più prezioso per l'intera storia del Comitato, la scoperta più grandiosa degli ultimi duemila anni. Quando Magnus scomparve da Roma, la città imperiale, aveva solo 5 anni: eppure era determinato a fuggire da quel mondo di povertà e di abusi, per cercarsi una vita normale. Si imbarcò abusivamente su una nave di commercianti intergalattici, nascosto nella stiva, in mezzo ad animali di ogni tipo. Riuscì a scendere su Isis, un remotissimo pianeta ai confini dell'Universo, dove trovò ospitalità presso una delle famiglie più in vista della società locale. Lì ebbe il primo contatto con i Costruttori e grazie alle cure delle donne della società del pianeta, crebbe immerso negli studi sulle origini dell'Universo, della sua costruzione ed espansione. A 8 anni, per la prima volta, si accorse quasi per caso dei suoi poteri visionari: era notte fonda, si era addormentato, ma era appena entrato nel dormiveglia, quando all'improvviso una scossa di terremoto percorse l'intera regione, senza distruggere nulla, ma arrivò a scuotere violentemente la casa della famiglia che lo aveva adottato. Il letto tremò per più di un minuto, e nel frattempo il rimbombo, quasi un lunghissimo enorme tuono, risuonò nella mente di Magnus, quasi in trance. Quell'insieme di suoni e movimenti prepotenti fecero scattare qualcosa nel suo cervello, quasi ad unire circuiti misteriosi che nessun altro era mai riuscito a collegare, ed improvvisamente credette di svegliarsi, proiettato in un mondo che non riconosceva. Camminò a lungo per strade sconosciute, poi all'improvviso riconobbe un monumento altissimo, che ricordava gli obelischi dell'antico Egitto che aveva studiato sui libri. Si avvicinò alla targa ed a fatica lesse quel che rimaneva di un'antica iscrizione: "Augustus pontifex maximus Aegypto in potestatem populi romani dedit". All'improvviso capì di essere di nuovo a Roma... ma... come? Cosa era il sogno? La vita su Isis o questa nuova Roma? Non capì, venne preso dal panico, si sentì improvvisamente stremato, stanchissimo, la testa gli girava e dovette sedersi non appena trovò un gradino. Realizzò solo allora che la gente indossava abiti diversi da quelli che conosceva sulla Terra anni prima... gli parevano più leggeri, tuniche invece che abiti spezzati, e copricapi strani che non aveva mai visto. Un suono cupo echeggiò all'improvviso nell'aria della piazza assolata, come un colpo di cannone potentissimo: sentì uno spostamento d'aria prepotente travolgerlo, ed il sangue gli si gelò nelle vene in pochi istanti. Svenne. Quando riaprì gli occhi si ritrovò sul ciglio della strada, tra le braccia di Fania, la ragazzina della famiglia che lo ospitava, la sua "sorellastra". Lei lo tranquillizzò, ripetendo all'infinito: "Non temere, non preoccuparti, ora sei qui con noi, non ci hai mai lasciato".


"Papa, sei libero, spiega le ali e vola via. Segui le indicazioni che ti sono arrivate sul ricevitore. Sarai fuori in un minuto!". Premette - come ogni volta - il pulsante che avviava l'iniezione del mix di inibitori nella colonna vertebrale di Magnus...


"Eccomi X. 1971: ho visto la fine. Indici un Consiglio Supremo del Comitato al più presto. Il tempo stringe."









Saturday, May 22, 2010

Mr B - 19 = 0







19 giorni senza seguire la Storia.
Accidenti, sono tanti, penserete!
I miei 160 visitatori dall'inizio dell'Era del Blog Ceciblabla si staranno stancando di cliccare sul bookmark del loro browser ed accorgersi che la storia non va avanti.
Eppure - credetemi - la Storia procede, senza chiedere nulla a nessuno. Va avanti e continua a dipanarsi sul suo piano temporale, anzi, su tutti i piani temporali che si aprono seguendo le scelte dei suoi personaggi.
O forse è già successo tutto e siamo qui ad aspettare che il cronista la racconti? Ma se anche lui (il cronista) fosse uno dei personaggi della storia, e non un asettico narratore di eventi? O di storie inventate?
Tutto è possibile, tutto continua anche senza di noi. Questa è la vita, questi sono i mondi, l'Universo in cui ogni singolo particolare è infinitesimo rispetto al tutto, ma senza tutti questi singoli particolari infinitesimi, l'Universo non esisterebbe.
E cosa sono 19 giorni rispetto alla Storia? Una specie di zero virgola zero zero zero zero... Insomma, Zero!
Ripenso a cosa sono 19 giorni anche solo rispetto ai miei 14000 e rotti giorni di vita, da quando mi sono affacciato su questo mondo. Nulla... Vabbè, spero di viverne almeno altrettanti, ma alla fine quei 28/29000 giorni di vita... cosa saranno rispetto alla Storia? Poco più del Nulla.
Ecco, tanti piccoli "nulla" fanno la Storia, questa è una sorta di dimostrazione matematico-induttiva, degna forse del nostro Numero Undici.


19 giorni, quindi... abbiate pazienza... non solo non cambiano e non hanno modificato la Storia, ma addirittura la Storia potrebbe aver avuto bisogno di questi 19 giorni per andare dove deve andare.


Avete avuto pazienza, è vero. Non vi devo ringraziare io, ma è la Storia che vi ringrazia! Perchè ora siete parte della storia. Ne siete sempre stati parte, e lo sarete sempre.


Avanti!


Monday, May 03, 2010

Eyes without a face - 9

"...il campo di prigionia di Istanbul era noto per la ferocia delle sue regole e per le perdite continue di prigionieri. Non solo per morte a seguito degli stenti, ma anche per i continui tentativi di fuga dei prigionieri disperati ed esasperati dai maltrattamenti. Nei primi 3 anni di esistenza del campo, circa 3000 prigionieri tentarono la fuga: di uno solo non fu mai ritrovato il corpo. Dopo la battaglia di Gerusalemme, la rappresaglia contro gli asiatici era divenuta la normalità. Una battaglia fisica, che si trasformò rapidamente in una guerra culturale, razziale, universale. La definizione stessa di asiatico era passata attraverso un'escalation continua di trasformazioni, fino a divenire l'unico modo dispregiativo per nominare qualunque persona o cosa degna solo di una fine tremenda, di una morte per tortura, un simbolo di scoria senza alcun valore, anzi... degna di essere distrutta. Da qui a divenire persino un pretesto per divertirsi a spese di un asiatico fino alla sua eliminazione, il passo fu breve".
"Dottoressa, io sono un asiatico?", chiese Joshua alzando la mano. L'intera classe scoppiò in una risata, anche se soffocata, e Hana, la Dottoressa Scolastica, sorrise.
"No, tu non sei asiatico. Forse tanti tanti anni fa qualcuno dei tuoi antenati è stato chiamato così, e forse qualcuno ha sofferto, e ha pagato solo per quelle sue origini. Ma tu non lo sei".
"O forse lo sei..." pensò tra sè e sè, provando un'emozione mista tra il soddisfatto e l'imbarazzato per il pensiero che stava avendo.
"Ok, ma allora chi è asiatico oggi?", incalzò Joshua, "... non capisco più niente... mio padre dice che una volta ci si chiamava in tanti modi diversi".
"Joshua, hai studiato e lo sai. Oggi siamo tutti una sola cosa: io sono un Membro del Popolo, tu sei un Membro del Popolo, tutta questa classe è composta da Membri del Popolo, l'intera Umanità... Una volta era diverso, Josh, è una storia molto lunga... ne riparleremo". Dopo un lungo silenzio: "La lezione è finita, salutiamo il Comitato che ci ha concesso un altro giorno di studio, di passione e di duro lavoro".
"Salutiamo il Comitato", rispose in coro l'intera classe.
Tutti uscirono dalla stanza, tranne Joshua che rimase seduto alla sua postazione, davanti al terminale. "Dottoressa, un giorno, presto, mi racconterà la storia dell'Era Terrestre? Mio padre dice sempre che il mondo una volta era migliore, e che presto torneremo a quell'epoca... lo sento spesso parlare al ricevitore di queste cose, ma non capisco. A volte mi sembra che mi tenga nascosto qualcosa, ed ho la sensazione che...".
"Josh", l'interruppe Hana, "devi fidarti di tuo padre, ma non fare questi discorsi a nessuno dei tuoi compagni. Potrebbe essere pericoloso. Ora va' a casa, studia, e non pensarci".
"Va bene, Dottoressa. A domani". Si alzò, prese il suo ricevitore, ed uscì dalla stanza.


Hana era una bella donna, attorno ai 40 anni, di bell'aspetto: capelli lunghi scuri, slanciata, sempre ben vestita. La divisa da Dottore Scolastico, nonostante la sua semplicità minimale, la rendeva affascinante, e questo era normale. I suoi tratti somatici nascondevano evidenti origini asiatiche, ma erano attenuati dalle innumerevoli unioni miste delle generazioni prima di lei, negli ultimi 1200 anni dall'inizio dell'Epoca PS. Popolo Sovrano.
I primi anni dopo la fine dell'Era Terrestre furono di devastazione totale: le battaglie combattute su tutto il pianeta avevano distrutto ogni cosa, ogni grande città, inquinato ogni angolo coltivabile, generato squilibri ambientali allucinanti, riducendo drasticamente la speranza di vita media dei pochi superstiti.
I prigionieri dei pochi grandi campi di prigionia, quello di Istanbul in primis, erano quasi tutti asiatici, furono decimati nel corso di pochi anni; ne rimasero in vita poche migliaia, e di quelli solo alcuni sparuti gruppi riuscirono gradualmente a fuggire rifugiandosi nelle terre del Medio Oriente e nei dintorni. Le cosiddette "battute di caccia" del Maresciallo Bjørnstad avevano sempre meno successo, dopo i primi anni, probabilmente a causa dei primi focolai di DAD che iniziavano a diffondersi tra le truppe dell'esercito dell'Unione Europea; così, a poco a poco, i fuggiaschi iniziarono a ritrovarsi insieme ed a formare i primi gruppi di resistenza, organizzandosi sulle alture delle montagne e nelle grotte del Lubnān e del Golan, nei pressi del fiume Nahr al-ʿĀṣi, o tra gli agrumeti rimasti quasi intonsi nei dintorni di İskenderun.
I gruppi continuarono a nascondersi, ma al tempo stesso ad organizzare incontri tra loro per discutere, poi decidere strategie di difesa dalla caccia all'asiatico, ormai divenuta l'abitudine di tutti i popoli sopravvissuti alla grande guerra. Dovevano difendere le loro origini, le loro caratteristiche somatiche, i loro geni, le loro tradizioni, la loro storia, i loro credo, le loro speranze. Ma per farlo dovevano coprire la faccia, il primo simbolo riconoscibile della loro diversità. A quel tempo, dopo le devastazioni ambientali provocate dall'esplosione di milioni di bombe nucleari, era abitudine coprire la testa con turbanti di stoffe arrotolate, e spesso anche l'intero viso, che veniva deturpato dalle radiazioni.
Ed i fuggiaschi approfittarono di questo uso ormai consolidato, adattandosi all'abitudine allungando i turbanti sopra all'intero volto e fino al collo, per coprirne i dettagli, lasciando solo una sottilissima fessura sugli occhi.


E nel periodo in cui l'Unione Europea introdusse le prime Leggi Razziali Digitali, secondo le quali ogni cittadino europeo aveva diritto all'istituzione di una Banca Digitale Personale di "ricambi", i fuggiaschi capirono che il loro destino di schiavi aveva solo una via di scampo: programmare qualcosa che, nei secoli a venire avrebbe ripristinato le sorti dell'intero mondo, senza cedere alle tentazioni di vendetta, ma anzi pensando ad un mondo unico, unito nella pace.


Ma questo aveva bisogno, oltre che di tempo, di grandi menti e di enorme coraggio, oltre che di tanta sofferenza e sacrifici di vite.

Wednesday, April 21, 2010

Sign your name - 8

"Sono su un canale sicuro, tranquillo Mike, non ci sono rischi. Pericoli, tanti... Hanno catturato il Kaiser, lo stanno torturando per farlo parlare. Lo hanno avvelenato, immobilizzato, gli stanno facendo il lavaggio del cervello. Terrà duro, ma i sistemi di tortura dei Servizi Segreti del Comitato sono pazzeschi e lo faranno impazzire, prima o poi. Ed a quel punto... potrebbe raccontare qualunque cosa, fare i nomi, parlare dei tempi dell'Azione Rivoluzionaria, e del Disegno...".
"Non ho parole, Carla... ora devi stare attenta tu a non scoprire le carte. Ogni mossa potrebbe portare te sull'orlo del baratro. E non solo te, hai capito cosa intendo... Sarebbe la fine dell'Umanità, perderemmo l'ultimo treno per tornare a casa".
"Non temere Mike, nessuno mi ha ancora scoperto e nessuno può sospettare un mio coinvolgimento. Sai bene di quanta fiducia io goda presso i membri del Comitato. Pur non conoscendoli di persona, mi mantengo sempre sopra le parti, sto tenendo alto il numero delle esecuzioni proprio per non destare sospetti, ed i miei poteri sensoriali fanno da scudo ad ogni dubbio".
"Dietro ogni certezza c'è sempre una debolezza, ricordalo. E mi sembri troppo sicura di te ultimamente. Hai qualcosa che ci stai nascondendo? Stai nascondendo qualcosa pura a me? Lo sai che la Regola del Disegno prevede che al primo errore si è fuori. E sai bene cosa intendo. Non è possibile sbagliare. E chi sbaglia, paga con la vita. Ora, quali sono i piani, Capo?".
"Non chiamarmi così, sciocco! Lo sai che qui nessuno è il capo? Solo una persona potrebbe esserlo, a dire il vero, ma non siamo nè tu, nè io... Accidenti, mi chiamano sul terminale. Aspetta... Pronto? Sì, sono io; certamente... d'accordo! Il prigioniero dove si trova ora? Braccio C, d'accordo. No, ora non posso, ho una visita urgente, poi mi attendono il Patologo DAD e l'Innestatrice Digitale per un intervento. Dopo le 10, non prima! D'accordo!" - click - "Eccomi. Mi chiedono di visitare il Kaiser. Perfetto, era quello che aspettavo".
"Ti senti pronta? Potrebbe essere ancora più rischioso... ma sento il tuo sangue fluire senza intoppi, il ritmo è lento come sempre... sembri la stessa di sempre... mi sembri tranquilla. Posso davvero lasciarti andare, Carla?".
"Sì, è ora. Mi aspettano per un intervento delicatissimo tra poco. Devo prepararmi. Chiudiamo, sta per finire il tempo di sicurezza. Ti voglio bene, ti aggiorno nella notte".
"Ti voglio bene anch'io, bellezza. Lo sai che ho il tuo nome scritto sul cuore... Stai attenta, abbi cura di te".
"Paç fat!".
"Paç fat!".

Saturday, April 17, 2010

Candle in the wind - 7

Anni, mesi, settimane, giorni, ore, minuti, secondi...


Angoscia, il tempo che passa e tu non ci puoi fare nulla. Sei su una strada senza ritorno, ogni secondo che passa non torna più, e nulla potrà mai essere come prima. Nessun istante potrai riviverlo in modo diverso da come l'hai già vissuto... e questo mi angoscia. Mi angoscia ogni istante in cui mi rendo conto che la Storia è già stata scritta da qualcun altro prima di me. E mi angoscia sapere che anche io sto cambiando la Storia di qualcun altro... magari pure la mia. Senza accorgermene. Io voglio fermare il tempo, voglio muoverlo a mio piacimento, senza dover chiedere o dover spiegare nulla a nessuno. Io voglio essere il tempo, senza passato, nè futuro. Anzi, il passato ed il futuro li voglio decidere io. Solo io, oggi, ora. Io odio gli eventi che tentano di scorrere senza chiedermi il permesso. Li odio con tutte le mie forze... un giorno li fermerò, perchè io posso fermarli, farli ripartire, e fermarli ancora. Ed allora... io sarò il tempo, sarò tutto. E tutto sarà libero.


Phil sin da ragazzino era stato un tipo testardo, sicuro di sè, senza mezzi termini. I genitori lo avevano fatto crescere in una casa piena di giochi tecnologici che per l'epoca - il 20° ciclo, l'Era di Nettuno, anno MCIC - erano considerati obsoleti, ma molto snob proprio perchè ormai introvabili sul mercato. Molti li consideravano diseducativi, contrari alla crescita del bambino, persino pericolosi!
C'era il Simon, quel buffo oggetto di forma circolare e con quattro spicchi colorati: rosso, verde, giallo e blu e le sue ridicole melodie di quattro note, sempre più lunghe e sempre più veloci. C'erano decine di modelli del Cubo Magico, o di Rubik: il modello 1980 era il più gettonato - ne possedeva almeno 15 -, poi c'era la versione 2050, 5 x 5 x 5 file colorate, più le diagonali ed il centro; numerosi altri modelli provenienti da diverse nazioni, marchiati con lo stampo dell'epoca, nei materiali più disparati; ma il più prezioso era uno degli ultimi 10 esemplari rimasti in giro per l'Universo, quello del 1974 Era Terrestre, il primo, l'originale, l'invenzione dell'architetto-scultore genio ungherese di quel lontanissimo anno.
Anche il Cubo di Rubik si basava sull'idea dei quattro colori - rosso, verde, giallo e blu -, che erano stati vietati per lungo tempo, da sempre ormai, da qualunque oggetto di Svago: non ricordava quando questo successe, ma il Comitato dei primi cicli aveva messo fuorilegge il concetto dei colori riprodotti insieme, poichè ricordavano precisamente quelli del logo del famoso motore di ricerca bandito.
Il motore di ricerca della discordia, quello da cui nacquero i primi movimenti rivoluzionari, grazie all'indicizzazione delle pagine del Movimento del Disegno per la Liberazione. Pagine vietatissime, la cui diffusione era stata severamente condannata dal Governo Centrale di allora. Dopo i tumulti di San Francisco seguiti all'introduzione delle leggi razziali anti-asiatiche, nel secondo ciclo ai tempi della prima Era dell'Albicocco, all'improvviso il motore aveva iniziato a mostrare in cima alla lista dei risultati, qualunque fossero i termini della ricerca, l'elenco delle pagine di siti che riportavano continuamente ed in maniera ossessiva sempre e solo ai proclami del Movimento, alle regole del Disegno di Liberazione, ai manifesti di proclamazione della Libertà, ai manuali di Sopravvivenza e Rinascita delle Nazioni. Tutto materiale criminale e contro le leggi.


La casa di Phil era piena di riferimenti a quei colori, i colori della Liberazione, che fin dalla sua nascita aveva visto risplendere intorno a sè, per volere dei suoi genitori: erano nel suo patrimonio genetico culturale, e Phil aveva imparato ad amarli. Così come aveva capito che nella vita non bisogna fidarsi di nessuno, mai e poi mai credere nelle parole di chiunque. Ma solo credere nelle proprie energie, fisiche e psichiche. Solo con quelle ogni individuo può conoscere se stesso, gli ripeteva suo padre fin da bambino. "Con le tue uniche forze potrai un giorno unirti ai Giusti, che come te vogliono tornare a far risplendere i sogni ed il sole delle Origini".


Nell'anno MCCVIII Phil iniziò ad occuparsi di Campi Elettromagnetici all'Università Planetaria di Eris, all'interno del Dipartimento di Ricerca sulle Nuove Bio-tecnologie per la Conservazione della Specie. Conseguì la Laurea circa due anni dopo, a pieni voti: la prassi universitaria prevedeva che il Comitato permettesse ad ogni laureato con lode di lasciare il paese degli studi per andare in missione di ricerca su un pianeta lontano, per un periodo che poteva variare tra i 6 e i 12 mesi. Prima della partenza la Commissione Dipartimentale Ricerche Interplanetarie aveva stilato un piano di lavoro dettagliatissimo, con alcuni obiettivi precisi che, se raggiunti, al rientro in "patria" sarebbero stati premiati con una succulenta promozione all'interno dell'Accademia. In caso contrario, il declassamento verso lavori meno premianti sarebbe stato inevitabile.
Non fu il caso di Phil: gli venne assegnato uno studio sulla DAD, sui fattori di diffusione, sulle cause scatenanti, sull'interazione con altre malattie e sindromi genetiche, sulle prospettive della ricerca e delle cure; se ne ritornò a casa dopo 6 mesi esatti con risultati che avevano dell'incredibile, sostenendo tesi estremamente coraggiose sull'evoluzione della DAD per gli anni successivi, addirittura proponendo una soluzione definitiva al problema, dei protocolli di cure e dei piani di vaccinazione universale.
Dopo i primi tentennamenti del suo tutor sul fatto che queste tesi erano di una delicatezza estrema ed andavano maneggiate con molta cura prima di essere rivelate e rese pubbliche, Phil decise di consegnarli così com'erano uscite dal suo pugno. Dopo numerose revisioni e valutazioni delle Commissioni di Vigilanza, il caso passò al Tribunale del Popolo, poi all'Assemblea di Censura Culturale, e sempre più in alto fino ad arrivare direttamente alla Segreteria del Comitato. Era l'anno MCCXI, Phil aveva solo 22 anni. Ed in quel momento iniziò la fine della sua carriera.


Ma gettò le basi per la costruzione della Nuova Era dell'Universo.


"Ho fatto un sogno papà! C'erano tante persone malate... ma io avevo la medicina. Avevo tante piccole boccette di medicina, gliene davo un po' e loro guarivano. Non avevano più male alle mani, riuscivano a fare tutto quello che volevano, tornavano a vivere bene, papà. Io li volevo guarire tutti, ma non sapevo se le mie medicine bastavano per tutti. Era notte, tanto buio, eravamo tutti per la strada, c'erano file lunghissime, e solo io potevo guarire queste persone malate. Avevo paura, sentivo che ero buono, ma sentivo anche che c'erano tante persone cattive intorno a me. Che stavano guardando da lontano. Ero stanco, avevo sonno papà, ma volevo guarire tutti, volevo che la mattina dopo, quando arrivava il sole, tutti stavano bene"
"Phil, questo succederà un giorno. Tu potrai guarire tante persone, e con te ci saranno altri Giusti, e porterete l'Umanità alla Liberazione, al mondo di un tempo. Devi avere pazienza, devi diventare grande, studiare tanto. Ma ce la farai: guarda la fiamma di questa candela, Phil. Guarda i colori della fiammella, come cambiano. Sono i colori del Disegno: fissala attentamente... li vedi? Rosso, giallo, verde, blu... e ancora rosso, e verde... non muoiono mai, lo vedi? Cambiano, ma non muoiono. E tu farai lo stesso. Dormi ora, è tardi e devi riposare dopo le fatiche di oggi. Ascolta il suono del vento, fuori dalla finestra, come ci accompagna nel sonno, con la sua calma. E sogna che ammaestrerai il vento, un giorno, lo obbligherai a fare ciò che tu vorrai, e potrai far sì che continui a soffiare, forte, anche fortissimo, ma non spegnerà mai questa candela. Ed i tuoi sogni"

Saturday, April 10, 2010

Mr B - riflessioni alla ricerca di...



Si può? Si può? Signore! Signori! Scusatemi... se da sol mi presento. Io sono il narratore.


Permettetemi di intromettermi per qualche minuto nella storia narrata da questo blog. E di interromperla per parlare, un pò egoisticamente, di me.


Gli avvenimenti che mi hanno portato qui, dietro a queste pagine elettroniche potrebbero avere ruolo importante nella storia stessa... chissà? Lo scopriremo insieme, forse, se ci incontreremo ancora tra queste righe, o anche fuori. Oppure non c'incontreremo mai, ognuno a... scoprirselo da solo.


Erano mesi intensi, pieni di tensioni. Nell'aria alcuni cambiamenti in corso nella mia vita, altri previsti in arrivo, altri imprevisti (ma come facevo a saperlo se erano imprevisti... non so!). Comunque... nuove scelte ed avventure professionali, da cui discendono per forza interrogativi personali, sul futuro, sulla vita, sulle aspirazioni. E non sono un tipo che si ferma alla superficie delle domande, di solito: cerco sempre di capire tutto, come se ci debba sempre essere una risposta a tutto. Ma andiamo avanti!


Uno "splendido quasi-quarantenne" (modestamente! e solo chi mi conosce può capire che non posso che essere ironico sullo "splendido", ma non sul "quasi-quarantenne"), in cerca di qualcosa che forse non ha ancora trovato del tutto, deciso a cambiare strada, lasciando la semi-certezza per qualcosa che ancora non ha una forma del tutto definita. Sentiero? Sterrata? Autostrada? Per forza qualcosa di concreto? No! Per quello ci sono già le mille questioni concrete, appunto, che ogni giorno mi richiamano alla realtà: il mutuo e le bollette, il gasolio da fare alla macchina, le pulizie di primavera, la fame e la sete, e tutto il resto (avete capito!). Ed anche qui, chi mi conosce da vicino, sa che sono tutt'altro che un tipo impulsivo, incosciente, o con la testa tra le nuvole (senza alcuna accezione qualitativa della cosa... anzi, forse con un po' di invidia per chi lo è per natura).


Così un giorno di qualche settimana fa è nato questo luogo, anzi... questo non-luogo, fino ad allora solo abbozzato nella mia fantasia. All'inizio erano alcune idee accumulate negli anni, alla rinfusa: l'idea di scrivere un racconto fantastico (= di fantasia, non vorrei passare ancora per immodesto!), mescolato a tante letture dei classici della fantascienza, ed alla realtà sempre più surreale/irreale del paese in cui vivo (l'Italia, se ci fossero ancora dubbi).


C'erano, nel sottofondo della mia mente, le bozze di alcuni personaggi, sì inventati, ma ispirati a persone realmente conosciute, mescolate a pura fantasia, a tratti follia e cinismo (di cui sono stato ben fornito, mio malgrado, da Madre Natura). C'era la voglia di riprendere gli studi di Storia, Economia e Sociologia (o giù di lì). C'era la voglia di immaginare un'evoluzione del mondo in chiave politico-futuristica, che avesse le basi nel mondo che ho conosciuto e conosco, ma che desse anche spunti di riflessione su quello che sta succedendo oggi, appunto, al nostro mondo. E c'era la voglia di dare sfogo a tutto ciò, divertirmi e divertire i miei venticinque visitatori.


Così ho ripreso il mio account di Blogger, ammuffito da quasi tre anni nelle polveri di chissà quale remoto server di Mountain View, l'ho ripulito e restaurato qua e là, sono passato dall'FTP a blogspot (grazie San Google!)... ed eccomi qui. Un insieme di idee, emozioni, pensieri, espressioni fisiche (scrivo pur sempre con le dita su una tastiera), spinte fuori allo "scoperto" - si fa per dire - per realizzare un piccolo sogno (non pensatemi come un romanticone, non lo sono affatto), un divertissment, e nutrire la mia mente di qualcosa che per tanti anni è rimasta solo un'intenzione. E' stato un po' come quando, da piccolo, mi hanno messo sul gradino a bordo piscina e mi hanno detto "Tuffati!". "Vado? Non vado? Vado?? Non vado!"... splash!


Chi di voi è arrivato a leggere sin qui... mi fa felice. So di non avere nemmeno troppo il dono della sintesi, quindi, GRAZIE! Quel che è sicuro, è che la storia che ho interrotto oggi sta continuando anche mentre io sono qui a scrivervi, il suo corso non si ferma, anzi si evolve con me e con voi. Ed i fiumi di pacchetti TCP e IP continuano a fluire, con o senza di noi, che lo vogliamo o no.


E' la storia, bellezza, e non ci possiamo fare niente! Niente!

Saturday, April 03, 2010

American woman - 6

"Non ci sono dubbi" disse 10, "è una schifosa traditrice, e come tale dobbiamo trattarla: giustiziamola, e non certo seguendo le procedure standard. Non secondo la legge ufficiale... hi hi!".
"Se faremo questa mossa, sarà un errore madornale, di cui non potremo nemmeno pentirci. Se dovesse trapelare la notizia che il Comitato utilizza metodi illegali per il trattamento dei prigionieri, addirittura nei confronti del suo stesso personale, il popolo comincerebbe a dubitare, e sarebbe l'inizio della fine. I ribelli avrebbero terreno fertile per far proliferare le loro idee demenziali, il Comitato perderebbe potere sulle menti del popolo, e i rischi di una escalation verso la rivoluzione sarebbero enormi. Dobbiamo farla uscire allo scoperto, fare in modo che si mostri per quello che è, di fronte a un pubblico, e così sì... ci darà l'occasione di essere impeccabili, arrestarla e giustiziarla secondo la legge". 09 era un grande calcolatore, dalla mente gelida, guidato perennemente dalla logica e dalle regole del Comitato. Non aveva mai espresso un'opinione personale che potesse far trasparire un'emozione, nè tantomento un sentimento. La razionalità era l'unico modo che conosceva per affrontare ogni discussione, e la vita. Aveva sempre vissuto come un reietto, fin dalla nascita su Gagarin, l'unico pianeta abitato nella costellazione di Aquarius. Poi, l'incontro con 08: fu l'unica volta in vita sua che si lasciò andare; era diretto a Stalingrad, per cercare un modo di entrare all'Università. Quella sera era previsto l'arrivo di una tempesta di neve, quindi dovette per forza rifugiarsi nell'unica locanda sulla strada verso la capitale. Prese una camera, e dopo un bagno alle erbe aromatiche scese al banco per distrarsi un pò. Non era un locale di Svago Certificato, ma ovviamente, come in ogni provincia remota dove le regole sfumavano, il mercato nero impazzava ed il proibizionismo era solo controproducente, subì ogni tentazione: almeno cinque giovani donne bellissime lo avevano invitato per un quarto d'ora di "camera", il barman gli aveva proposto prima le pastiglie visionarie di efedrina extra, che non gli interessavano, poi passò alla polvere di "volo d'angelo", ed infine a semplici cocktail a base di alcol terrestre con ghiaccio. Quando iniziò col primo Martini, ecco che arrivò 08. Un uomo modesto, che sembrava tutto tranne che un eminente professore universitario: un abito sdrucito di lana grigia, una sciarpa gialla attorno al collo, degli scarponi mezzo sfasciati dal troppo uso nelle nevi dell'inverno, la pelle delle mani rovinata come quella degli operai dei trasporti interplanetari, le dita storte dall'evidentissima sindrome DAD, da cui nessun guariva. Si presentò come un affabile avventore della locanda, solitario ma in cerca di amicizie: disse di aver intuito che 09 non era di quelle parti, che gli pareva una persona sola e che quindi avevano qualcosa in comune. Così si offrì per pagargli da bere, e brindarono alla tempesta di neve in arrivo con un secondo Martini, ridendo e raccontandosi per un paio d'ore le proprie vite; in realtà parlò quasi sempre 08, che dimostrò un'ottima parlantina, una cultura sterminata, che spaziava dalla storia dell'Impero all'astrofisica, fino ad arrivare alla letteratura intergalattica degli ultimi due millenni.
E giunto al quarto Martini, 08 si lasciò sfuggire di essere il Rettore dell'Università di Stalingrad. Incredibile! 09 capì che quello doveva essere il suo giorno fortunato, e raccontò dei suoi progetti di studio, ammettendo però di non essere in condizione di pagare le rette da privato, e che quindi avrebbe dovuto non solo lavorare di notte per guadagnarsi da vivere, ma anche di doversi accontentare del titolo breve, almeno per ora. Certamente fece trasparire la determinazione ed il carattere tenace, al punto che, mentre raccontava la storia delle sue origini e della sua famiglia, sterminata dalla DAD, 08 ebbe l'intuizione: "questo è quello che cerchiamo... la disperazione, e la voglia di lottare per raggiungere obiettivi semplici, ma sempre oltre le proprie possibilità", pensò. A quel punto gli lanciò l'amo, raccontando che il suo segretario era appena deceduto, che per i prossimi mesi ci sarebbe stato molto lavoro di organizzazione e che lui non sapeva come fare per rimpiazzare il coordinatore della sua segreteria. Nei giorni a venire 09 entrò a far parte dell'Organizzazione Universitaria Giovanile, poi passò alle dirette dipendenze di 08 come suo Segretario Personale, ne coordinò per 6 mesi le attività in seno all'Università, quando - raggiunti risultati eccellenti e riconosciuto da più parti all'interno dell'organizzazione pubblica come il miglior Funzionario Universitario - ricevette da 08 il Contatto con il Comitato. Durante una cena di gala presso l'ambasciata terrestre 08 gli presentò 03, che riconobbe immediatamente il valore di 09 e, nel giro di mezz'ora organizzò l'incontro con 02 e 01. E da quel giorno 09 divenne 09.
"Organizziamole un tranello" disse 02 con la sua voce squillante e nasale, che lasciava sempre intuire la sua voglia di intrigo e di violenza. "La invitiamo a presentare i risultati del suo gruppo per l'anno passato - ed ormai i tempi sono maturi, non diamo nemmeno nell'occhio - e cerchiamo di assediarla di domande, la mettiamo sotto pressione, le chiediamo di fare meglio, e di più, con il suo gruppo di ricerca e di recupero digitale...". Strizzò l'unico occhio che gli rimaneva, in una smorfia inquietante.
"Lasciamo perdere questi discorsi banali, fratelli" interruppe 01, nel mezzo della discussione. "Il punto non è questo, siete tutti sulla strada sbagliata, la strada delle emozioni: la dottoressa è molto più intelligente di quello che pensate, ma è anche molto più emotiva di ognuno di noi. Questo farà fallire il suo piano, un giorno non lontanto. Tempo al tempo. Ha appena fatto giustiziare uno dei ribelli del Disegno, un amico - si dice in giro - ma lo ha fatto come sempre a sangue freddo. Ero presente all'esecuzione: il suo cuore pulsava come sempre a 20, ma nel momento della disintegrazione ne ho sentito il sussulto, come mai le era successo. Ho percepito l'aritmia per più di 2 minuti, era sconvolta, ma sicura di sè... non sapeva che mi ero confuso tra le Guardie del Plotone. Sono certo che cercherà di insabbiare ogni possibile prova della sua relazione con il condannato, ma è pur sempre una donna americana. Le sue origini sono evidenti, nonostante il Potere che le è stato regalato dalla Natura; i suoi antenati sono coloro che hanno distrutto la civiltà terrestre, nonostante la potenza che avevano accumulato nei primi secoli dell'Era Terrestre. Un popolo che mette tutti i poteri nelle mani di un solo uomo... l'Imperatore... ah ah ah... è un popolo che non può andare molto avanti. L'essere umano, così come il marziano, il plutoniano, il londoniano, e tutti noi... è gretto, e può avere anche tutte le doti o i poteri della Natura, che prima o poi l'orgoglio e la voglia di prevalere sugli altri lo porterà alla rovina. E la dottoressa ci si porterà da sola, molto presto. Tempo al tempo...".