Sunday, March 28, 2010

Eye in the sky - 5

Magnus Gaudius Colonna. Il nome che gli aveva dato sua madre era stato per lui inevitabilmente come un bollo, una vocazione a cui non potè sfuggire mai più per tutta la vita.
Era nato a Roma, la capitale delle Province Meridionali dell'Europa Terrestre, il giorno trecentocinquantanovesimo dell'anno MCLXXX PS, era di Nettuno, la notte del golpe dei Generali: la madre, in preda alle forti crisi di doglie, non aveva nessuno che potesse farla partorire come si doveva per legge, usando il servizio teleguidato dell'Unità Sanitaria Mondiale. Il suo reddito non bastava per accedere all'assistenza garantita, quindi dovette partorire da sola, come si faceva una volta, centinaia di anni prima. Nel giro di pochi intensi e dolorosissimi minuti il bambino vide la luce e lei, con le poche forze rimaste, cercò istintivamente di dargli il calore e l'affetto che non aveva mai avuto in vita sua: il suo primo pensiero dopo il parto andò a sua madre, una donna arida, piena di sè, che l'aveva sempre trattata come un rifiuto; "mai e poi mai mio figlio farà la mia fine triste in questo mondo di bestie!", pensò... e lo strinse a sè, disperata, con tutte le sue forze.
Finchè non capì che il bambino aveva fame. "Mio dio! Che cosa ho fatto...", e ripensò a quando quella notte fece l'amore con la guardia, quell'uomo affascinante, appena conosciuto in uno dei tanti locali per lo Svago Certificato: dopo qualche drink gli aveva raccontato di essere un'Eletta, mostrandogli il tatuaggio sul petto, della tipica forma che contraddistingueva le portatrici del Potere dei Sensi. Ovviamente, lui cadde nella sua trappola in un istante.

Mentre ricordava quella sera, si rese conto che non poteva tornare indietro, ma odiava con tutte le sue forze quell'uomo, di cui non sapeva nè il nome, nè il codice. E odiava questo piccolo essere che non aveva mai desiderato veramente. La malattia incombeva, da mesi ormai non riusciva più ad usare le mani, sentiva sempre più intorpidite le braccia, la notte si svegliava all'improvviso e, presa dal terrore, si sentiva ribollire il sangue nelle vene, fino a quel tipico dolore lancinante al petto, proprio sotto al tatuaggio fatto tanti anni prima.
Il piccolo gemeva, respirava a fatica, continua a piagnucolare, aveva fame: ma non c'era nemmeno un bicchiere di proteine liquide nel refrigeratore. Cercò di raccogliere qualche credito per chiamare il rifornimento alimentare e farsi portare un pacco di proteine sintetiche, quelle che al mercato nero si trovavano anche per pochi crediti. Purtroppo, però, non arrivava nemmeno al valore di un mini-pacco, la dose minima giornaliera. Presa da un raptus di rabbia, pensando ormai alla morte imminente... capì che non poteva fare altro: alzò il bambino verso il soffitto scrostato, e mentre piangeva dal dolore, lo scagliò contro la parete, sperando che con un colpo secco si sarebbe spento, e i problemi sarebbero finiti!
Ma nulla... quello continuava a piangere come un dannato. Mentre si rotolava per terra, il corpicino si scoprì, la coperta sfilò via e lei notò che perdeva sangue dalla bocca e dal petto. Si buttò su di lui, disperata per il gesto che aveva appena compiuto... lo prese in braccio e, mentre lo stringeva a sè, si accorse della mostruosità che aveva appena compiuto. Improvvisamente realizzò che si trattava di un segno del Destino. No, non poteva essere così... impossibile! Si avvicinò al bambino, gli prese le mani con un misto di delicatezza e repulsione... gli alzò le mani tenendo le sue ditine tra pollice e indice... alzò le braccia del bambino... contò... 1... 2... 3... 4... 5..... 6......... 7! Mio dio!

Magnus Gaudius Colonna era il nome per il Popolo, ma al Comitato lo chiamavano "il Papa". Vestiva sempre e solo di abiti bianchi, dei tessuti più eleganti e costosi provenienti dalle colonie remote di Plutone. Da anni ormai se li faceva confezionare dal sarto più famoso di tutti i mondi conosciuti, Alistair Dromfot Jr., discendente di una grandiosa famiglia di confezionatori e sarti nativi del famoso pianeta Queen Elizabeth of London, nel sistema di Diadem, costellazione di Comae Berenices.

Alla morte di sua madre - aveva solo 5 anni - si ritrovò a vivere con l'amico di lei, che negli ultimi anni, con la scusa di accudirla negli ultimi tempi di malattia e di vita, le aveva spillato quei pochi crediti che il Comitato assicurava come sussidio DAD. Quando si rese conto che quest'uomo non aveva fatto altro che approfittare della situazione, che aveva usato tutti i soldi di sua madre per goderseli al gioco e con le donne dei locali di Svago Certificato, anzichè comprare i medicinali per alleviarle i dolori, escogitò la vendetta per eliminarlo: raccolse una decina di quei funghi che proliferavano nel quartiere, quelli che nascevano appiccicati ai muri esterni dei palazzi; li fece bollire in acqua per molte ore, la distillò, e mise una bella dose del distillato di amanitine nella zuppa che tutte le sere preparava per la cena del suo "patrigno". Le 24 ore successive le passò a guardare, imperturbabile, prima le convulsioni, poi le crisi, il coma, ed infine le esplosioni dei suoi organi interni. Fatto ciò, fece un piccolo foro nei tubi del propano e regolò il timer di accensione dei fornelli dopo un'ora. Chiuse tutte le finestre ed uscì da quella casa maledetta, per dimenticare ogni cosa. Quello che successe da allora, fino a quando ricomparve su Queen Elizabeth 15 anni dopo, non è noto a nessuno.

"Dunque... un abito completamente bianco, in houndstooth Donegal plutoniano?", chiese Alistair al ragazzo.
"Corretto. Bianco, il colore della vita, e della morte", rispose il ragazzo.
"Interessante, affascinante" disse in tono sarcastico Alistair alzando un sopracciglio. "Dunque, amico, i crediti non sono uno scherzo, a questo mondo: ce li hai i soldi per pagare un abito Dromfot?", chiese il sarto, sicuro di sè e del fatto che il ragazzetto che aveva davanti fosse uno squattrinato.
Senza dire nulla, Magnus estrasse la carta olografica tipica dei Funzionari Supremi del Comitato; erano carte quadrate, sottilissime e completamente trasparenti, che solo a contatto con le impronte digitali certificate del reale proprietario - e di tutte le dita della mano in contemporanea - prendevano la forma ed i colori del Credito Centrale del Comitato, e potevano essere utilizzate per il pagamento di qualunque cifra e transazione commerciale. Ne esistevano undici, in tutto l'Universo conosciuto, una per ogni membro del Comitato.
Alla vista della carta, Alistair trasecolò: non solo non si attendeva di avere di fronte un membro del Comitato, tanto più così giovane, ma la cosa che lo terrificò di più fu la vista delle dita. Sette dita.
"Certamente, signore" farfugliò Alistair imbarazzatissimo e con la voce tremolante. "Il lavoro sarà fatto e completato al più presto: abbiamo bisogno solo questa volta di prendere tutte le sue misure, poi lei potrà farci altri ordini in qualunque momento e da qualunque posto, e noi le recapiteremo l'abito ovunque lei si troverà". Poi, senza pensare alle conseguenze: "Ma lei è... quello che chiamano il Papa?".
Magnus non si scompose, abbassò gli occhi, poi lentamente sorrise. "Magnus Gaudius Colonna".
"Lei è l'undicesimo membro del Comitato, quello che hanno appena nominato... ed è il più potente. S-sss-si dice in giro... che lei possa lll-leggere nella mm-mente, è vero?". La sua voce si fece lenta e tremolante, mista a un inizio di balbuzie.
"Sono colui che crea le Regole, alcuni pensano che io possa leggere le menti. Diciamo che nel mio lavoro ho a che fare con persone complicate e difficili, continuamente. Quelli che voi chiamate pazzi. E li capisco anche abbastanza bene, oramai. Vedo e capisco tutto ciò che altri, molti altri, non sembrano capire... Sono come un grande occhio, che dall'alto controlla ogni cosa...". Lungo silenzio. "Il mio abito sarà perfetto, lo sento nei suoi pensieri. Vediamo di fare in modo che i suoi desideri... si realizzino!", il tono della voce si fece perentorio.
"Ssss-sarà perfetto. Ora vv-venga, prendiamo le mmmmm-misure... Mi segua, per servirla".

1 comment:

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